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Congresso Nazionale AITIC rimandato in autunno a causa del Payback: ecco di che cosa si tratta!

Se una Regione sfora il budget per acquistare strumenti medici, dovrà ripianare le spese. E, ad aiutarla, saranno le aziende che le hanno venduto quegli stessi strumenti medici. È questo, in sintesi, il payback nel campo della Sanità, un meccanismo pensato per limitare spese fuori controllo ma che ora rischia di dare una brusca spallata alle imprese del settore.

A seguito della pubblicazione del Decreto Min.Salute 6/7/2022, le aziende fornitrici di dispositivi medici dovranno infatti adempiere all’obbligo di ripiano del superamento del tetto di spesa posto a loro carico per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, effettuando i versamenti in favore delle singole regioni e province, entro il 30 aprile prossimo invece che entro il 31 gennaio 2023, come inizialmente previsto.

La norma costringe le aziende fornitrici di dispositivi medici a pagare 2.1 miliardi di eur, mettendo di fatto a rischio centinaia di piccole e medie imprese che distribuiscono a tutti gli ospedali d’Italia dispositivi salvavita e altro materiale per il corretto svolgimento delle attività medico-chirurgiche.

Questo sistema è stato istituito sotto il Governo Renzi, assieme ad una spending review, per contenere la spesa sanitaria a carico delle Regioni, ma era stato applicato dal 2008 al solo settore farmaceutico, mai al settore biomedicale, fino al decreto Aiuti bis varato l’anno scorso dal Governo Draghi, che ha tentato di far cassa per spesare gli aiuti contro il caro bollette.

Il maggior tempo concesso ora dal Governo è finalizzato a trovare un compromesso sul payback al tavolo aperto dal MEF. Fra le proposte, quella di alzare il tetto per i dispositivi medici dall’attuale 4,4% della spesa sanitaria complessiva al 5,2%, riducendo così il deficit da dover ripianare.

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