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Il ruolo dei sanitari nell’ambito della cooperazione con i paesi emergenti

Sabato 24 giugno 2017, sala conferenze dell’Ordine dei Medici della provincia di Brescia

 

La prima edizione del Corso “Il ruolo dei sanitari nell’ambito della cooperazione con i Paesi emergenti” svoltosi nella sala riunioni dell’Ordine dei Medici della Provincia di Brescia il 24 Giugno 2017, è stato organizzato dall’Associazione Intermed-Onlus, in collaborazione con Aitic (Associazione Italiana Tecnici di Laboratorio Biomedico), ed ha ottenuto il patrocinio di Asst-Spedali Civili di Brescia, Università degli Studi di Brescia, Ordine dei Medici ed Ordine delle Ostetriche della Provincia di Brescia.

Si è aperto con i saluti istituzionali di Donatella Albini, medico ginecologo e delegata alla Salute dal sindaco di Brescia e di Francesco Castelli, consigliere dell’Ordine dei Medici.

È stato inoltre portato il saluto della presidente di Aitic, Teresa Ragazzini, che non è potuta presenziare all’incontro per impegni assunti in precedenza. La moderatrice dell’incontro, Piera Balzarini, che ha collaborato e tuttora collabora a progetti di cooperazione sanitaria con i paesi emergenti, ha poi presentato i relatori e illustrato gli obiettivi didattico-formativi del convegno.

L’intervento di Arnaldo Caruso, ordinario e direttore di Microbiologia e Virologia dell’Asst Spedali Civili-Università oltre che presidente del corso di laurea in Tecniche di laboratorio biomedico dell’Università di Brescia, ha illustrato in modo chiaro e “sapiente” l’importanza dei vaccini, come strumento di prevenzione sanitaria, argomento di grande attualità mediatica. Nella seconda parte della sua relazione il “focus” si è spostato, in particolare, sull’introduzione di vaccini (quale quello per Ebola ed HPV) che potrebbero diventare strumenti di prevenzione, in popolazioni che hanno grosse difficoltà ad avere accesso alle cure sanitarie.

Francesco Castelli, ordinario di Malattie infettive e tropicali, direttore dell’U.O di Malattie infettive dell’Asst-Spedali civili di Bresca, titolare di una cattedra all’Unesco, ha parlato della cooperazione sanitaria nel contesto degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, effettuando un “excursus” storico che, partito dalla Dichiarazione di Alma Ata del 1978, è approdato ai “Millenium development goals” del 2015. Nell’ultima parte della sua approfondita presentazione ha illustrato in maniera didattica i “sustainable development goals 2015-2030” indicando i 17 ambiti sui quali si concentrerà l’attenzione da parte dell’OMS.

Nei due interventi successivi, quello di Luciano Corda, medico della seconda Medicina interna e Maria Chiara Pezzoli, medico dell’U.O.C Malattie infettive di Asst-Spedali Civili di Brescia, hanno illustrato le varie patologie emergenti, non infettive ed infettive rispettivamente, correlate ai flussi migratori. In realtà quanto emerso dai due interventi dimostra su entrambi i fronti che è difficile parlare di “patologie emergenti” dato che ormai da alcuni anni le patologie in atto, soprattutto quelle correlate ai flussi migratori, sono ben conosciute e, medicalmente assistite. Permane l’attenzione che i sanitari devono porre all’argomento senza fare allarmismi e false valutazioni, spesso alimentate a livello comunicativo, dai media.

Dopo questi due interessanti interventi, la seconda parte del convegno si è invece incentrata, più approfonditamente, sulla cooperazione con i paesi in via di sviluppo e sul ruolo dei “cooperanti” che hanno attivato collaborazioni con i paesi africani, in particolare.

Giuseppe Braghieri, medico che ha svolto molti incarichi di cooperazione internazionale ed ha lavorato con i ministeri della Salute di molti paesi africani e non solo, ha cercato di stimolare la partecipazione dei partecipanti, ponendo alcuni quesiti sostanziali:

– perché alcuni paesi hanno avuto ed hanno tuttora bisogno di supporto alla cooperazione sanitaria?

– quali sono le fasi e le modalità per fare “cooperazione sanitaria”?

– che cosa si è imparato e quali sono stati gli errori fatti nei progetti di cooperazione?

Braghieri ha cercato di illustrare ai presenti come non sia semplice svolgere il ruolo di “cooperante” e quali sono gli errori più frequenti e le valutazioni che dovrebbero essere svolte prima di intraprendere un progetto di cooperazione sanitaria.

Con gli interventi di Antonella Bertolotti, responsabile di Intermed-Onlus ed esperta di cooperazione sanitaria che ha attivato molteplici progetti con i paesi in via di sviluppo e di Annunziata Izzo, medico specializzato in ozonoterapia con una lunga esperienza di progetti di collaborazione in Africa, si è parlato del ruolo del trattamento con ozono delle ulcere (in particolare quella di Buruli) e delle piaghe conseguenti a traumi e catastrofi ambientali (terremoto di Haiti e Nepal).

È stata illustrata la collaborazione scientifica, in atto ormai da alcuni anni con il laboratorio di Anatomia patologica dell’Università di Brescia, in particolare con la dottoressa Piera Balzarini ed il tecnico di Laboratorio biomedico Moris Cadei, con cui sono stati effettuati studi di laboratorio su campioni istologici ed i risultati presentati all’Oms e pubblicati sulla rivista internazionale British Medical Journal.

L’intervento di Moris Cadei, tecnico di Laboratorio di Anatomia patologica dell’Università di Brescia, ha invece evidenziato, attraverso un breve racconto di parole ed immagini, l’esperienza vissuta in Burkina Faso nei viaggi effettuati negli anni 2008-2009-2010 con le esperienze effettuate nel tentativo di allestire un semplice laboratorio di Anatomia patologica.

Cadei ha inoltre evidenziato come, nell’ultimo viaggio, quello del 2015 svoltosi insieme a due giovani studentesse di ostetricia dell’Università, Alice Filippini e Giulia Frascarolo si sia ripreso il progetto avviato anni fa sul Pap-test, e sulla realizzazione di un ambulatorio per la diagnosi e la cura delle patologie ginecologiche, con l’esecuzione di un esame semplice quanto efficace, qual è appunto il Pap-test, che ha consentito, nel mondo, la possibilità di diagnosticare precocemente, il tumore della cervice uterina in molte donne giovani e meno giovani.

L’ultimo intervento di Antonella Novaglio, presidente dell’Ordine delle Ostetriche della provincia di Brescia, ha invece messo in evidenza l’importanza del ruolo dell’ostetrica in Uganda, paese nel quale è stato avviato un progetto formativo sulla salute della donna, partendo dall’età scolare e cercando di far comprendere quanto può essere vissuta l’esperienza del parto a giovani donne in gravidanza.

Il convegno si è concluso con il racconto dell’esperienza di Osvaldo Martelli, tecnico di Laboratorio con una lunga esperienza di collaborazione con i Paesi africani e con la proiezione di un video realizzato da Antonella Bertolotti in Africa, relativo all’ultima esperienza effettuata in Nigeria, nel tentativo di realizzare un centro di salute in un luogo in cui è molto difficoltoso, per la popolazione, accedere ad ospedali e presidi sanitari.

Tutte le relazioni, così come concesso dai relatori, saranno rese disponibili per la consultazione (è vietata la riproduzione) e per un tempo limitato, al sito internet del provider che ha organizzato il Convegno (www.villagemma.it) alla voce eventi formativi.

Di seguito alcune immagini del Convegno.

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