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Biologia molecolare, il patologo Gazzano: «Grande alleata contro i tumori»

MILANO, 23 Agosto 2019 – «Con l’evoluzione che ha subìto la citologia nel corso degli ultimi vent’anni, fare diagnosi oggi significa poter dare informazioni prognostiche sull’evoluzione della patologia e anche indicazioni su come essa deve essere trattata in futuro. Un grosso passo in avanti rispetto al passato, quando fare una diagnosi citologica voleva dire soltanto esprimersi sull’adeguatezza del campione». A dichiararlo è Giacomo Gazzano, patologo dell’Auxologico di Milano, che sarà tra i relatori dell’evento “Cito-Istologia in Franciacorta”, in programma il prossimo 5 Ottobre all’Auditorium 1861 Unità d’Italia di Corte Franca (Brescia).

Secondo il dott. Gazzano, oggi più di ieri ha senso parlare di citologia e di diagnosi citologica: «Per il carcinoma della mammella o quello del polmone, per esempio, oggi – a differenza di prima – è possibile fare tutta una serie di approfondimenti immunoistochimici e molecolari. Altro esempio illuminante: tra i noduli tiroidei ce ne sono alcuni che per evoluzione necessitano in seguito di essere trattati chirurgicamente, nonostante non siano ancora maligni; altri invece no. In sostanza, su materiale citologico è possibile, tramite la valutazione di geni, discriminare quei noduli che, nonostante inizialmente non presentino fenotipo maligno, possono averlo in seguito; questo permette di anticipare la cura o comunque la necessità di sottoporli a trattamento chirurgico. Un notevole passo in avanti, insomma».

Sul ruolo del tecnico di laboratorio, il dott. Gazzano non ha dubbi: «Riveste un ruolo centrale; per questo è importantissimo che vi sia un clima di condivisione. Siamo abituati a ragionare per gerarchie e ruoli; in realtà dobbiamo renderci conto che tanto il citotecnico quanto il patologo affrontano il vetrino allo stesso modo. È ovvio che poi ci siano delle responsabilità diverse; il citotecnico definisce l’orientamento diagnostico, il patologo convalida quell’orientamento. Per di più il tecnico ha una responsabilità enorme, perché viene a contatto col campione molto prima del patologo e ne giudica l’idoneità».

«Durante il convegno parlerò della citologia urinaria – conclude il dott. Gazzano – cha un impatto clinico formidabile. L’evoluzione classificativa che il tumore delle vie urinarie ha subìto negli ultimi vent’anni dimostra esattamente il tema del convegno: l’importanza della continua ricerca di un linguaggio comune tra le figure che intervengono nella gestione della patologia, ben descritta dal sistema classificativo di Parigi».

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