LBC, attualità e nuovi orizzonti

Milano, 30 Novembre 2018

Lo striscio cervico vaginale o anche Pap test ha ormai oltre 50 anni utilizzo, questo metodo semplice e poco costoso ha portato l’incidenza del cancro alla cervice uterina, nelle donne che si sottopongono con cadenza triennale a questo esame, ad una drastica riduzione, le donne tra i 25 e i 64 anni secondo le Linee Guida devono effettuare un Pap test ogni 3 anni, che o viene ridotto se si riscontrano condizioni di rischio o nel caso di lesioni pre-neoplastiche.

Per ottenere vetri sempre più leggibili, si è sviluppato da qualche anno un nuovo metodo di conservazione, allestimento e lettura dei vetri denominato “citologia in fase liquida” e più specificamente Pap in fase liquida.

Liquide Based Citology o LBC (citologia in fase liquida) utilizza nuove tecnologie, rispetto alla citologia convenzionale, perché trasferisce all’interno di un contenitore apposito, che contiene liquidi fissativi, le cellule prelevate nella loro quasi totalità, migliorando la loro morfologia in lettura e permettendo il triage del materiale.
I metodi meccanici per allestire campione dal LBC sono molteplici, ma tutti tendono ad eliminare tutto ciò che può interferire con la diagnosi come muco, detriti cellulari e sangue, ed alcune di queste tecniche LBC, hanno ricevuto l’approvazione FDA (Food and Drug Administration).

Le differenze che si possono notare tra materiale cervico vaginale allestito in maniera tradizionale e campioni ottenuti da LBC mostrano:

  • una riduzione del numero di campioni citologici cervico vaginali non valutabili e quindi inadeguati
  • aumentata sensibilità diagnostica riducendo i casi sospetti che possono allertare immotivatamente la paziente
  • una maggiore rappresentatività cellulare del materiale cervico vaginale prelevato
  • una migliore visualizzazione delle cellule endocevicali ed endometriali
  • automazione del processo preanilitico che permette una riproducibilità del risultato in merito ai vetri allestiti
  • un incremento significativo nell’individuazione delle lesioni squamose intraepiteliali a basso e alto grado
  • utilizzare il materiale cellulare, contenuto nella fiala per possibili test molecolari aggiuntivi come la ricerca di HPV DNA o
    RNA, permettendo un inutile secondo prelievo alla paziente.

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